La fortuna

Sottovalutiamo sempre, sottovalutiamo tutto.

Ci rapportiamo agli altri senza tenerne troppo conto. A volte le cose che facciamo parlano di noi. Incontriamo persone ma i nostri vuoti non devono smettere di essere riempiti, ed in nome di questo siamo disposti a tutto.

Poi succede che tiri la corda una volta e qualcuno te lo lascia fare, la tiri una seconda e quel qualcuno ti segnala i problemi che stai creando nel merito e nel metodo. Abituati a sottovalutare tutto non diamo la giusta importanza alla critica, che magari intanto al contrario della nostra visione superficiale si concentra più sul metodo che nel merito. Quel metodo che scopre falle vaste: prepotenza, ambiguità, egoismo e superficialità, accompagnati alla disattenzione verso gli altri.

Quegli stessi altri, che hanno cercato di capirci, di darci delle altre chanches, ciancicate dai cingoli del bulldozer in nome dei nostri frivoli obiettivi che chiamiamo modi di essere.

Succede che quello si trasformi in un momento decisivo; il momento di non sottovalutare più nulla, perché è da lì che potrebbe iniziare il punto di rottura, o anche di rinascita: quello è il momento in cui potremmo tornare sui nostri passi e rimodularci, con una nuova consapevolezza.

Se ci fermassimo un attimo a pensare, a volte, eviteremmo di forzare la mano lasciando uscire il peggio che c’è in noi.

Rivalutiamo la nostra fortuna, che è cosa preziosissima e siamo noi a non riconoscerla, cercando sempre di più.

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Fra le onde ( il sogno )

Vado lento alla deriva, sbattuto fra le onde.

Le navi passano sulle loro rotte già in difficoltà, non si accorgono di uno spruzzo fra gli spruzzi.
Fra una bevuta e l’altra trovo il tempo di godermi il viaggio. Mi lascio baciare dal sole nei momenti di quiete e soffro il freddo dei temporali. Ma il viaggio è lungo, estenuante, io non ci faccio più nemmeno caso. Ci si assesta anche nel naufragio.

D’improvviso spunta un battello e qualcuno mi tende la mano: ci prova, vuol tirarmi su ma dovrei fare uno sforzo anche io…
Sono stremato, penso.
Immerso oramai nella pigrizia della rinuncia. Faccio il minimo indispensabile per respirare e nulla più. Ed è già fatica. La mano tira, ed io incredulo guardo e mi commuovo. Qualcuno si impegna per salvarmi. Forse non lo sa, forse vuol solo star con me.

Ci vuol fiducia, impegno, coraggio, tutte le forze in un colpo di reni, come prima prova. La convalescenza sarà dolorosa, penso ancora, ed incredulo rimango immobile nell’acqua, indeciso, restío, come in un’illusione, fra questa forza portentosa che mi tira via e l’abitudine ad affogare.

La saggezza dell’albero

Un leccio maestoso di quelli che sogni da bambino, un leccio da capanne sugli alberi. Ho chiuso la portiera della mia auto ed una fronda di leccio rimasta intrappolata nello sportello si è staccata alla partenza.
Me ne accorsi in autostrada per il rumore che faceva al vento battendo sul tettino.
Il leccio maestoso aveva preferito lasciarmi andare senza troppo rumore, senza resistere, se non il giusto.
È saggio. È lì fermo, immobile. Puoi forzarlo finche vuoi ma puoi al massimo tirargli via una fronda, non si scompone. La sua forza, la resistenza, la vedi quando provi a tirarlo giù, magari con la tua misera auto, ti lascia schiantare rimanendosene lì beato, appena scalfito, semmai.

Lui non fa storie, per futili motivi, non è mai aggressivo. Ha capito che non ne vale la pena.
Ti lascia andare anche se gli rubi una fronda, o gliela togli di prepotenza.
Non fa questioni di orgoglio o di principio, non conosce l’ego.
Ho molto da imparare da quell’albero.
Farò tesoro della sua lezione.

Il mare nella vita 

L’amore non è cosa facile con nessuno e da nessuna parte. È sacrificio, adattamento, è determinazione e collaborazione.

“Col mare calmo ogni stronzo è marinaio” si dice nel mondo della vela. E forse ti piacerebbe avere solo il mare calmo, forse per questo cambi mare. Ma in quel caso devi andare al lago ma si sente: manca il sale. Un po’ più spento, un po’ più monotono, un po’ meno elettrizzante, dove si può morire anche di calma. Perché il mare non si governa e chi si imbarca deve sapere che il mare è come la vita: è inutile tentare di fuggire se lui ha deciso che non fuggirai.

Blu_Whale. Esperimenti di programmazione di massa

Somiglia molto più ad un esperimento di manipolazione di massa che ad un gioco. Sembra una di quelle pressioni che sugli adulti esercitano dai TG ed altri programmi per convincerci alla guerra o calando opinioni veicolate rispetto alla verità delle cose.

Fra le regole c’era la sveglia alle 4,20 (che fa sei ripetutamente) con obbligo di guardare video horror inviati dal curatore.

Così come in televisione ci sono i telegiornali inviati da altri curatori che bombardano tre quattro volte al giorno con i crimini del giorno e le varie scene horror. A voi il parallelismo.

Siamo arrivati all’ipnosi delle masse che come vediamo hanno un’ottima percentuale di riuscita inconsapevole.
Credo fra l’altro che ci siano grandi affinità con le tecniche utilizzate su di noi attraverso i tg che si sommano alle prove di vita quotidiane che vanno dal sopruso dello stato, alla fila dappertutto: in banca, alla posta, al supermercato e nel traffico passando per lo stupro, l’ingiustizia, l’invasione dei culturalmente diversi.

Non saremo noi ad uccidere noi stessi ma delegheremo chi lo farà per noi. Per ciò che riguarda noi su aspetti climatici, politici ed economici, per ciò che riguarda gli altri rispetto alla delega sulle guerre, su ritorsioni verso stati o persone diverse e quant’altro. Non è importante l’obiettivo ma la tecnica usata di programmazione quotidiana. Che al momento giusto si può utilizzare in tutta la sua potenzialità rendendola letale.

Le regole del “gioco” ovvero la programmazione :

http://m.ilgiornale.it/news/2017/05/15/blue-whale-ecco-tutte-le-50-regole-del-gioco-dellorrore/1397469/

Ansimov

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La psiche umana tende ad opporsi a novità sconcertanti, rifiutandosi di metabolizzare e quindi convincendosi senza nemmeno riflettere troppo che non siano possibili.

Evidentemente chi tira le fila del mondo ne è pienamente cosciente e ci propone realtà sconcentarti facendocele assorbire per steps.

Non sarebbe stato pensabile cento anni fa di infilarci dentro camere con finestre forzosamente chiuse e condizionate da motori come quelle che oggi paghiamo in hotel, ad esempio.
Come non sarebbe stato possibile adattare ad uno stress metropolitano contadini abituati ai ritmi naturali della vita.
Chi tira i fili conosce molto bene questo sistema di analisi della psiche ed il segreto è farci avvicinare con gran fiducia alle nuove conquiste tecnologiche mostrandocene solo la parte migliore e proponendole come grande obiettivo da raggiungere per il bene dell’umanità. Ci propone oggi una futura realtà attraverso i cartoni animati, quindi instradandoci già da bambini in una nuova prospettiva, fatta di robot supereroi, di robot servitori, di robot nemici da distruggere. Il bene ed il male ma in versione rovesciata. I robot supereroi che distruggono il male. Con gli uomini relegati a spettatori vittoriosi o semplici vittime sotto i colpi di questi robot, come racconta ogni “vendicatore”. Io credo che questa, purtroppo, sarà la realtà del prossimo futuro, se non già dei nostri figli, sicuramente dei nostri nipoti.
Questa realtà futura chiuderebbe il cerchio con la morsa sui cittadini a cui viene tolto ogni giorno qualcosa, cercando di impoverire tutte le classi sociali che non siano quelle molto alte. Probabilmente allo scopo di dedemografizzare intere aree , nell’interesse non certo della comunità.
Il bello deve ancora venire, ma non sarà così bello per noi. Ad maiora.

La vera istoria di Eva sapiens

Eva Sapiens passeggiava per l’Eden, firulí firulà, fischiettava. Arriva passeggiando sotto un albero di mele e si inchina per raccoglierle.
Lucifero detto il bellone o anche Prometeo serpente o Satana in quanto assatanato la vede; e con l’ormone a mille e da lungo tempo sulla terra, la trova bella pecorella. Come il pastore sardo in astinenza la appoggia al melo e la impallina senza appello. Lei si illumina: Eureka, so nuda! Mo’ la copro, che sennò questo ogni volta che passa me sconquassa. E colse una foglia dal fico, come un cartello stradale: attenzione che qui me fate male. Da questa conoscenza biblica nacque Caino. Mezzo uomo e mezzo Dio, la linea blu del sang real. Per questo nessuno tocchi Caino nonostante abbia ucciso Abele. E per l’istesso motivo il poro Darwin non puote completar la scala. Il Sapiens Sapiens arriva da fuori. Come il bue. (Da qui popolo bue). E comunque per non sbagliarsi le diedero subito la colpa come da tradizione si fa ancora da quelle parti. E siccome le sigarette non c’erano ancora, mangiò una mela che ancora paghiamo noi. Nel frattempo il bellone, non contento della bravata che fece incazzare i soci tanto da mollarlo sulla terra, disse pure, oramai solo:”Non avrai altro Dio all’infuori di me.

E sulla terra mi pare che si veda abbastanza bene, che comanda lui.

Di Adamo mi chiedi ? Lui era falegname come Giuseppe. Le impallinava il divino per loro. Ma loro non ce credevano o in ogni caso la credevano in parte consenziente. Da qui il famoso detto ” Puttana Eva”.

Per quanto folle possa apparire questa favola, in realtà trova molti più riscontri di quanto si possa credere nelle scritture sacre e mitologiche conosciute fino ad ora:

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I testi ritenuti sacri sono opera degli uomini, come il racconto dei miti. Ricercando materiale che oggettivamente potesse dimostrare qualcosa ho raccolto elementi da cui partire come base. Perché non basta bollare la Bibbia e gli altri testi anche mitologici come inattendibili solo perché scritti dagli uomini; ed allo stesso modo non si poteva idolatrare al buio una bibbia ad esempio, modificata centinaia di volte nell’arco dei millenni.
Infatti si trovano moltissimi passi su cui riflettere che letti senza pregiudizio spiegano molte cose raggirate nel tempo e sistemate in modo da rendersi insignificanti, fantasiose e devianti nel dogma religioso.
È cosi che alla fine possono uscirne varie ipotesi plausibili sulle origini dell’uomo cercando comunque di farle rispondere ad una logica. Anche considerando i miti, che con nomi diversi degli attori, siano essi greci, egizi, o di altre culture, finiscono per raccontare le stesse storie.
Fra le varie ipotesi la mia più suggestiva è quella degli Dei dell’ Atlante, o AtlantiDei, tecnologicamente superavanzati ed evacuati dalla terra a causa di cataclismi avvenuti migliaia di anni prima sulla stessa.

I costruttori delle piramidi egizie allineate alla cintura di Orione nell’era del leone ovvero 11.000 anni prima di Cristo, o dei monoliti di Cuzco, come pure di Palenque, tornati sulla terra quando oramai era di nuovo abitabile.

Essi erano in grado di soggiogare le tribù dei neoibridati Sapiens-Sapiens con effetti speciali a loro sconosciuti, tipo bombardamenti di gente a livello di età della pietra, mezzi volanti tipo droni, elicotteri, aerei o anche astronavi.

Come se noi oggi fossimo costretti ad evacuare la terra per qualche motivo geologico o nucleare e ricreassimo una vita altrove. Oppure tornassimo molto tempo più in là quando lo sviluppo da noi creato e coltivato avesse creato di nuovo condizioni favorevoli alla nostra dimensione. Oppure in subordine mantenessimo una regia occulta dei processi del vivaio terra e l’evoluzione del nostro schiavo chiamato uomo, instradandolo passo passo sulla via a noi congeniale attraverso una gestione piramidale del potere.

Magari utilizzando per la ricostruzione animali o umanoidi ibridati da noi ( di cui eva è solo la metafora per descriverne l’ibridazione, così come la Madonna ) come manodopera, facendoli sentire liberi e padroni quando in realtà sono guidati sempre da noi che verremmo chiamati dagli ibridati “gli illuminati”. Ed in effetti lo saremmo, rispetto a loro. Conoscitori unici di un progetto a loro ignoto.

Immaginiamo una missione sulla terra con l’obiettivo di ricreare condizioni tecnologiche precedenti. Immaginiamo una squadra autonoma che non si trovasse d’accordo sul modo in cui procedere. Immaginiamo contrasti che si concludano con l’abbandono di parte degli “astronauti” della missione e che uno dei soci, ad esempio io, abbia avuto la meglio sul mio socio di spedizione. Avrei potuto dire alle tribù frasi tipo: “Da oggi non avrai altro Padrone all’infuori di me”, imponendomi anche con prelievi di capitribu, da riportare colti ed ammaestrati. Da stupire in orbita con tutta la mia tecnologia spaziale, da manipolare e circuire senza alcun problema data la mia superiorità.

Oppure arrivare a stupire facendomi prelevare da un drone, o bombardando Sodoma e quant’altro. Io sono il vostro Dio e voi sarete ubbidienti a tutte le mie volontà, così in cielo come in terra.

A quel punto tutto avrebbe una logica, perfino quello che chiamano Dio e perfino Satana il socio, Lucifero il più bello fra tutti gli angeli, divenuto per l’occasione il nuovo Dio , avendo sostituito il socio nella gestione del programma.

Non sapremo mai se abbia rinunciato al progetto, se sia stato sopraffatto da Lucifero o semplicemente richiamato dalla sua base in BetaHouston perché avevano un problema; o Zetaridicoli temporaneo pianeta di appoggio per la sopravvivenza, in attesa di sfoltire la massa delle tribù per poter tornare finalmente sul loro Eden, la terra.
Che finalmente riportata a dimensione AtlantiDea, a tecnologia conclusa per operare al loro livello, ridiverrebbe abitabile.
Testi idolatranti raccolgono altri testi che raccontano esperienze in chiave di scrittura senz’altro di inferiorità rispetto a ciò che videro in prima persona. Forse è proprio in quella chiave che va ricercato l’errore dell’adorazione. A questo proposito consiglio ad esempio la lettura dei libri di Enoch. Testi considerati apocrifi da cui però sono stati estratti importanti passaggi della genesi come la frase chiave che dice che i figli di dio videro che le figlie degli uomini erano belle e le presero come spose. Che da sola secondo me vale tre quarti di Bibbia. Infatti potrebbe spiegare sia il passaggio da sapiens a sapiens sapiens che il peccato originale conoscendo perfettamente l’abitudine terrena di lapidare o comunque condannare la donna violata.

#Underconstruction #eva #LAristopazzo

La pontina

Rientro, stanotte. Via pontina verso la mia casa, verso la mia Anzio.
Fumo e penso: una strada, una vita.
Sono dodici anni che la faccio per tornare a casa. Ne riconosco gli odori, la conosco buca per buca. La moto, il nanetto, la moglie, la compagna precedente. Amici ed amiche. E solo, come tante altre volte, la maggior parte. Una strada lunga, insidiosa, ma che difendo ancora. Lei mi porta al mare. Quel mare a parole amato da tutti ma nei fatti osteggiato dalle mie compagne di vita. Quel mare così lontano dalla vita metropolitana da finire per essere odiato da chi non lo ama davvero. Ed io con lui. Ma è in serate come questa, dopo solo cinque giorni di lontananza, che io scelgo di nuovo lui. Di nuovo me.

L’arte di rialzarsi

“Perdere una battaglia, o tutto ciò che crediamo di possedere, ci sprofonda in momenti di tristezza. Poi, quando li superiamo, scopriamo la forza sconosciuta che dimora in ogni essere umano – una forza che ci sorprende e accresce la nostra autostima.“Ci guardiamo intorno e diciamo a noi stessi: ‘Sono sopravvissuto’, rallegrandoci per queste parole.

“Alcuni, che non sanno riconoscere l’esistenza di una simile forza, dicono: ‘Ho perso’. E si angustiano.

“Altri, nonostante la sofferenza per la sconfitta e l’umiliazione per le dicerie che i vincitori diffondono sul loro conto, non si consegnano al dolore, sebbene gli accada di versare qualche lacrima. Sanno che il loro combattimento è soltanto interrotto e che, in quel momento, si trovano in una situazione che li vede in svantaggio.

“Ascoltano i battiti del proprio cuore. Percepiscono la tensione che li attanaglia. Si rendono conto della paura che li pervade. Tracciano un bilancio della propria vita e, a dispetto del terrore che li incalza, scoprono che la fede infiamma ancora i loro animi e li sprona a continuare nel loro cammino.

“Si adoperano per scoprire gli errori commessi e i comportamenti virtuosi. Approfittano della caduta per riposare, per curarsi le ferite, per elaborare nuove strategie, per procurarsi armi migliori.

“Poi arriva un giorno nel quale si trovano di fronte a un’altra lotta. Provano ancora paura, ma devono agire – oppure rimarranno per sempre nella polvere. Si alzano e affrontano l’avversario, ripensando ai patimenti che hanno vissuto e che non vogliono più sperimentare.

“La sconfitta patita li obbliga a vincere, giacché non intendono affrontare i medesimi dolori. “E se la vittoria non gli arriderà ora, si rifaranno alla prossima occasione. E se ciò non accadrà, sarà per la volta successiva. La cosa peggiore non è cadere , bensì non rialzarsi e giacere nella polvere.

“Soltanto chi desiste è sconfitto. Tutti gli altri possono dirsi vittoriosi.”

Da: Il manuale di Accra – Paolo Cohelo

I vasi cinesi – Storia zen

Un vecchio saggio possedeva due grandi vasi, appesi alle estremità di un lungo bastone che portava in spalla bilanciandolo sul collo.
Uno dei due vasi aveva una crepa, mentre l’altro era intero. Così alla fine del lungo tragitto dalla fonte a casa, il vaso intero arrivava sempre pieno, mentre quello con la crepa arrivava mezzo vuoto.
Per oltre due anni, ogni giorno il saggio riportò a casa sempre un vaso e mezzo di acqua.
Ovviamente il vaso intero era fiero di se stesso, mentre il vaso rotto si vergognava terribilmente della sua imperfezione e di riuscire a svolgere solo metà del suo compito. Dopo due anni, finalmente trovò il coraggio di parlare con l’anziano saggio, e dalla sua estremità del bastone le disse: “Mi vergogno di me stesso, perché la mia crepa ti fa portare a casa solo metà dell’acqua che prendi”.
Il maestro sorrise “Hai notato che sul tuo lato della strada ci sono sempre dei fiori, mentre non ci sono sull’altro lato? Questo perché solo dal tuo lato c’è la crepa e disperdi un pò d’acqua, io ho piantato dei semi di fiori lungo la strada. Così ogni giorno, tornando a casa, tu innaffi i fiori.
Per due anni io ho potuto raccogliere dei fiori che hanno rallegrato la mia casa e la mia tavola. Se tu non fossi così come sei, non avrei mai avuto la loro bellezza a rallegrare la mia vita”.
Ciascuno di noi ha il suo lato debole. Ma sono le crepe e le imperfezioni che ciascuno di noi ha che rendono la nostra vita insieme interessante e degna di essere vissuta.
Devi solo essere capace di prendere ciascuna persona per quello che è scoprendo il suo lato positivo.